valeria moriconi altezza


La prima attrice italiana che calca un palcoscenico è Isabella Andreini. Il valore preminente che Valeria Moriconi ha progressivamente assunto nel teatro italiano del Novecento si deve al suo essere stata un’attrice di stile; un’arte vissuta nella convinzione, in lei sempre più affinata e percorsa sulla scena, del valore ‘umanistico’ del teatro come colloquio ed educazione del pubblico, come scelta culturale di cui la corporeità dell’interprete é simbolico strumento e veicolo di trasmissione. Anche in questo caso è l’ironista a tessere le fila del colloquio che non poteva più di tanto nascondere il colore malinconico degli occhi, l’affaticamento del suo corpo ancora splendido. Poi è avvenuta la politicizzazione fino a livelli esasperati. Il gioco del teatro non la soddisfa più: il piacere di sedurre lo spettatore sembra esaurito. Omaggio a Valeria Moriconi 02/12/2015. 293-4. LA STORIA DI TUTTE LE STORIE Regia MARCO MARELLI TEATRO STABILE DI ROMA, 1997 Solo nel divenire degli anni l’attrice capirà come le proprie scelte, certe rabbie e certi abbandoni siano indiretta conseguenza di quel magistero; è vero altresì che almeno negli ultimi anni del sodalizio l’attrice cresce da sola e proprio in questa crescita matura le ragioni dell’abbandono artistico forse, prima che umano, di Enriquez. Questa terza soluzione alla fine, ci è parsa la migliore, perché solo il napoletano fa vivere fino in fondo l’anima di Filumena e dà una particolare vivacità a tante battute. La novità più impegnativa, dice l’attrice è innovare modi e mezzi per trasmettere emozioni: si può allora interpretare, pur odiandolo, il personaggio di Vera in Prima della pensione di Bernhard, per la regia di Piero Maccarinelli, se il pubblico può avere le stesse reazioni di rigetto che ha l’interprete davanti al personaggio. Può vivere ancora, ora in Come in uno specchio cit., p. 194. Ma il cinema di Valeria Moriconi, a dieci dalla sua scomparsa (1931-2005), è una fonte di sorprese continue. Il tenente di fanteria Gaetano Martino viene incaricato di scortare un gruppo di prostitute destinate alle sedi militari. RACCONTO D’INVERNO Regia ROBERTO GUICCIARDINI TEATRO BIONDO, STABILE DI PALERMO, 2010 La dolorosa consapevolezza del clima asfittico vissuto alla fine degli anni Ottanta dal teatro italiano sembra riversarsi nella interpretazione dell’attrice che, nel proprio egocentrico personaggio, riassume il senso di una esistenza consegnata all’inutile quotidiano e riesce ad esprimere oltre a quella dell’autore anche la propria riprovazione contro l’arte teatrale ormai incapace di cambiare il mondo. Programma a cura di Valeria Paniccia [ menù ], 58 A. Lombardini, Contessa Valeria, amori in libertà, «la Nazione», 18 febbraio 1994, ora in Come in uno specchio cit., p. 284. URBINO – Il 6 aprile 2020 si celebrano i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio.Le parole di Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello per ricordare questa importante ricorrenza. Gli anni Ottanta ad iniziare da La Vita che ti diedi costituiscono gli anni d’oro della Moriconi. Lavorare continuamente con lui mi ha fatto capire come deve essere concepito questo mestiere; se non si è aristocratici nelle scelte, se si scende a compromessi con un certo modo di fare teatro e televisione, si perde il prestigio 24. La rivolta di Medea è significativa. Enriquez sottolinea più riprese nelle interviste come alla Moriconi meglio riescano le interpretazioni di «donne-contro» per la naturale propensione dell’attrice ad «aggredire» i personaggi: è vero, ma è altrettanto vero che questa capacità di immedesimazione che talora tracima in tinte esagerate, è anche portato di una relazione interna al gruppo dei Quattro dove la prima attrice tende ancora a dominare. [ menù ], 7 S. Sbarbati; Jesi e la sua valle, 16 marzo 1972 ora in Come in uno specchio cit., p.105 e Renata Valeri, Valeria: “E’ meraviglioso avere quarant’anni”, «Domenica del Corriere», 31 ottobre 1972, ora in Come in uno specchio cit., p.107. Illudersi che fosse ancora possibile per il teatro ritornare ad essere gioco, fantasia, divertimento e libertà, passione e vocazione alla scelta: Raccontare i miei quaranta anni di teatro concentrandolo in poche righe, sarebbe impossibile. Coraggioso. Un personaggio che esce dai confini della napoletanità e che giustamente la Moriconi riporta sulla scena del mondo fuori dal folclore napoletano: se le ragioni della scelta, indiretto omaggio al primo maestro, sono da individuare nella volontà di «rompere le scatole», i risultati vanno ben oltre le attese. La storia. Sembra affiorare allora una personale mitologia del maestro: certo le interviste sembrano poggiare l’accento su un ricordo che è presenza, sulla importanza delle decisioni da lui assunte e sul fio che ne ha personalmente pagato; direi invece che non si tratta di mitologia ad uso personale ma piuttosto e invece di una consapevolezza, ogni giorno più lucida e chiara, di ragioni di lungimiranza accompagnata dalla difesa di una libertà e onesta intellettuale che da Enriquez sono passate alla Moriconi senza soluzione di continuità. [ menù ], 25 R. Buttafava intervista Valeria Moriconi, ora in Come in uno specchio cit., p.101. Oppure La Venexiana di quell’anonimo del ’500. La rottura, improvvisa, violenta, la opera Goldoni. Forse è vero che senza Enriquez la Moriconi non sarebbe stata la Moriconi. La compagnia dei Quattro2.3. di Diego Fabbri. Ancora, scruta dentro il repertorio italiano, cinque, sei secoli di oscurantismo femminista. [ menù ], 40 P. Scotti, Filumena Marturano. IL RATTO DI PROSPERINA Regia GUIDO DE MONTICELLI TEATRO DI GIBELLINA, 1987 Nelle interviste di questi primi anni del dopo Enriquez la Moriconi sembra avere assunto nuova consapevolezza di sé e del proprio ruolo di eccellenza nel teatro italiano 36 o forse mente all’interlocutore e a se stessa per dare un senso a questo passaggio di vita e di lavoro. Le battaglie contro il sistema teatrale e l’attività di organizzatore. Uno dei presupposti- o sei si vuole dei parametri di metodo- che sorreggono questo nostro lavoro va individuato allora nelle splendide pagine dedicate da Jankélevitch a L’ironia 6. [ menù ], 12 Parlando con Roberto Buttafava nel 1966, la Moriconi sottolinea come il cinema non l’abbia affatto valorizzata, Come in uno specchio cit., p.101. In Europa il discorso cambia. [ menù ], 5.G. Titina faceva così» e mi rifaceva il gesto, un’intonazione della sorella che io riprendevo e interpretavo a mio modo 14. Accetta e ama la vita, la natura, gli uomini, le donne. L’avvicinamento al personaggio, scrive l’attrice. La storia. ore 17.00 Gli innamorati di Mauro Bolognini (1955, 95') Convergono in questo involucro certo le doti naturali, le cromie della voce, la sonorità degli sguardi, la mobilità, la seduzione, ma le linee armoniche di esso nascono dall’interno, dalla voce interiore di chi ha precedentemente dialogato con quel testo, ne ha respirato la forza, ne ha nutrito l’anima, ne ha colto con sottile distinguo, il rapporto con la parte viva di sé, con la libertà del sé, affrontando i rischi di una interpretazione che si fa confronto e che è tale solo se consente al testo di divenire, di parlare ad un pubblico anche secoli lontano dal periodo in cui la pièce è stata scritta. Anche la volontà di affidarsi a frammenti, a pezzettini di interpretazione non suoni umiltà, ma calcolato dosaggio ironico: in tal modo finisce per mettere in ombra certe sue tendenze al virtuosismo, ad una narcisistica mattatoriale presenza scenica, sconfessando con eleganza attacchi ripetuti e più o meno sottilmente pungenti rivoltegli negli anni dalla critica teatrale. Il sodalizio è stato anche una lezione di vita, oltre che di teatro, ma la passione che nutre la loro esperienza deve quotidianamente misurarsi con cattiverie, gelosie e soprattutto miopie politiche o peggio ancora dipendenze dalla politica. [ menù ], 1 A. Savinio, Dina Galli (1937), in Palchetti romani, Milano, Adelphi 1982, pp.106-8. Quando una scenografia nasce da un cervello d’artista non ha bisogno di un tavolo nero o di un materiale pesante come il ferro. var sText = "Omaggio a Valeria Moriconi "; Non è semplicemente una scelta di qualità, è un tentativo coraggioso di percorrere un territorio inesplorato, di portare al successo un monologo strepitoso percorso dalla sgomenta percezione di una maternità edipica vissuta non con senso tragico ma con l’ ambigua ironica consapevolezza, colorata di divertissement, di chi sa che la verità è sempre plurale. Nel 1991 presenta allora il progetto per uno Stabile delle Marche e fa del Pergolesi di Jesi un teatro di produzione il cui primo spettacolo è Don Sand Don Juan di Enrico Groppali per la regia di Egisto Marcucci. Gli anni Ottanta si chiudono con La Raccontastorie di Renato Sarti, splendido pezzo per una solista, «altro gradino di studio, di lavoro», dove la Moriconi giganteggia interpretando, invecchiata e irriconoscibile, una barbona bugiarda, forse colpevole di omicidio, che prevarica su un ingenuo ispettore inventandosi improbabili vicende, ivi compresa quella di essere stata prigioniera nell’unico campo di concentramento femminile, Ravensbruck appunto, titolo originario della pièce. La Moriconi ne diventa direttore artistico ritornando all’amata provincia marchigiana, quasi a saldare un debito col teatro, come lei stessa suggerisce nella intervista a Monica Ferraioli 71. Valeria Moriconi è stata l’attrice di stile che ha saputo portare nel teatro la spinta dialettica tra alto e basso, tra rozzezza e signorilità, tra corpo e anima toccando in alcune straordinarie performances il segreto dell’arte. Ormai i grandi temi sembrano far paura, non essere più di moda, non interessare più. Il contatto quasi carnale che attraverso l’istinto l’attrice riesce immediatamente a raggiungere col personaggio sin dalla prima lettura del testo, viene distanziato durante prove estenuanti che l’attrice esercita in solitudine leggendo ad alta voce sempre più in fretta all’aperto sino ad essere totalmente padrona dello statuto del personaggio e a potere poi tramite fraseggio e coloriture della voce, intensità degli sguardi metterlo a confronto con la parte profonda del sé e creare indirettamente quel filtro sottile che le consente di raggiungere la pienezza interpretativa restando se stessa: Confesso che mi accorsi di quanto importante sia la voce un giorno in cui stavo preparandomi a recitare al teatro di Siracusa, così vasto, all’aperto, dove non puoi ricorrere ai trucchetti d’esperienza. La dignità di Filumena, donna del popolo è allora la stessa dignità che aveva cercato di dare alla regina Cleopatra, una dignità che le deriva «dal rispetto di se stessa» 44 e in ognuno dei personaggi femminili interpretati c’è «un apporto alle problematiche della donna» 45 vista «con gli occhi della gente d’oggi che vive certe situazioni» 46. Nel 1966, intenta ad affermarsi, poteva invece dire: Enriquez mi ha aiutato molto, ma aggiungo però che se non avesse trovato delle qualità alla base nemmeno lui sarebbe riuscito a costruire un’attrice 25. Marche/ La nuova immagine secondo Valeria Moriconi, «Il Resto del Carlino», 29 giugno 1986, ora in Come in uno specchio cit. L’operazione, almeno per Medea, fu comunque in grado di restituire, nel teatro greco di Siracusa, luogo veramente sacro, il respiro tragico del testo e il pubblico fu emotivamente coinvolto in questa vicenda orrorosa sin quasi a capire la furia vindice che portava il personaggio all’infanticidio. É una affermazione che condivido: non c’è niente di più tragico per un attore di un ruolo sbagliato, nel tempo sbagliato, con un regista sbagliato, in un teatro sbagliato, con colleghi sbagliati. Tra le omonime attrici famose: Valeria Moriconi, Valeria VaIeri, Valeria Fabrizi, Valeria Golino; fra le straniere, la francese Valérie Kaprisky; come francese è l’ex presidente Valéry … Ci vuole la materia» 55. In fondo, la sceneggiatura partiva da una chiave di natura intimista: poco a poco l'ufficiale, nel corso del viaggio lungo e avventuroso, finiva per considerare quelle quindici povere ragazze che si prostituivano per miseria, come dei veri soldati del suo plotone. Prima con il “mammismo”, fenomeno fondamentale nella nostra cultura, poi con l’infedeltà, infine con la propria longevità. Forse c'è anche la disperazione, la convinzione che non si è più all'altezza di affrontare tali argomenti». I «Nuovi Signori del Potere», di destra o di sinistra che siano, si prodigano a parole ma, di fatto, non ascoltano le esigenze di chi opera nel teatro e non hanno le competenze necessarie per legiferare in un settore culturalmente complesso quale lo spettacolo. IL SIGNOR BONAVENTURA Regia GINO ZAMPIERI TEATRO STABILE DI ROMA, L’ETA’ DEL JAZZ Regia GIANCARLO SEPETEATRO “LA COMUNITA’” ROMA, CERNOBIL Regia GUIDO DE MONTICELLIGRUPPO DELLA ROCCA, 1988 Marchigiana, Valeria Abbruzzetti, nata a Jesi il 13 novembre del ’31 e poi (diciassettenne) sposata Moriconi, non ha mai smesso di essere. La volontà di crescere, la smania di perfezionismo aumentano in progressione inversa al ruolo ormai marginale che Enriquez per ragioni politico-gestionali aveva assunto. Alla base di questa decisione, dolorosa e coraggiosa, non c’è solo una personale ambizione, l’arroganza - direbbe lei - di chi sa di potere fare meglio, il gusto polemico di sbattere la porta, ma la volontà di fare ciò che in un teatro pubblico e dunque condizionato da un sistema preciso di garanzie non le era più consentito: libertà nelle scelte, sincerità e chiarezza negli atteggiamenti, sfida continua vissuta nel teatro inteso come servizio sociale 68, capace di proporre idee ma fatto con semplicità, quasi in povertà: Il teatro è quello: la possibilità, con una canna di bambù, di raccontare lo spazio, di raccontare il mare, con una foglia di raccontare un bosco, con una tela bianca di raccontare un matrimonio, la storia attraverso i movimenti del corpo, piccoli oggetti. Mentre tesse la sua tela di ragno attorno a politici ad attori colpevoli di aver fatto del teatro una palude di implicazioni politico-ideologiche insensate o di mortifere interpretazioni all’insegna della superficialità e del bisogno di guadagno, vede l’immagine di sé allo specchio dell’intervista, la nutre, la altera anche, ma in questa alterazione sa anestetizzare i momenti dolorosi e restituirci la sua solarità mediterranea; sa affascinare svolazzando sugli argomenti che le fanno ancora male, mostrando sempre comunque estrema consapevolezza di sé e delle vicende attraversate in cinquant’anni dal teatro italiano. Reinventare l’educazione teatrale, «Primafila», marzo 1995, ora in Come in uno specchio cit., pp. Già nell’85, a Sirolo aveva fondato il Centro Studi drammaturgici Internazionali Franco Enriquez dove si teneva un festival estivo, a titolo Teli neri, rassegna di monologhi incentrati sulle «capacità affabulatorie dell’attore» in una scena povera, nuda, ibidem, p. 63. Cosa ne consegue? A conferma, se mai fosse necessaria, che le interviste sono da interpretare, non da accogliere come discorso veritiero o menzognero e che in esse anche contraddizioni, reticenze, ripetizioni rispondono ad un preciso calcolo mosso a disegnare i tratti del personaggio Moriconi. Testardaggine, curiosità, amore per le sfide non bastano a giustificare questo sforzo dell’attrice a breve giro così mal ripagato. Testo insolito. Semmai Verga con La lupa trova una collocazione diversa per una donna. Roberta Morise modella, showgirl e conduttrice televisiva italiana, è nata a Crotone il 13 Marzo 1986 sotto il segno zodiacale dei Pesci, è alta un metro e settantacinque centimetri ed ha occhi e capelli castani.. Roberta si lascia conoscere dal pubblico … 616 c.p. Intorno a Enriquez ruotavano tutte le compagnie d’avanguardia del tempo: da Memè Perlini a Mario Ricci, a Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann. Vacis spiega, nel programma di sala la propria lettura del testo: La rosa tatuata costituisce la cartina di tornasole della trasformazione di sentimenti che sono rimasti immobili per secoli, per millenni e poi in qualche decina di anni sono diventati altro. Ha paura. }); Ma il cinema di Valeria Moriconi, a dieci dalla sua scomparsa (1931-2005), èe una fonte di sorprese continue. Il lavoro con Castri riprenderà nel 1990 con Così se vi pare (per la televisione) e La raccontastorie e nel ’93 con Questa sera si recita a soggetto. Le prime prove teatrali non mancano infatti di muovere nuova attenzione nei suoi confronti e i giudizi sono spesso lusinghieri: «La Moriconi sta diventando davvero brava, e la sua prostituta con un cuore grosso così è uno dei punti di forza dello spettacolo» 18. Nel timore, nel tormento forse di non lasciare tracce, nella paura che il suo lavoro d’attore sia stato inutile o frainteso, si affida allora al labile margine di speranza che almeno alcune sue interpretazioni che hanno contribuito a dare al pubblico qualche momento di allegria possano essere ricordate. Forse c’è l’ironia. [ menù ], 34 B. Blasi, Strehler pigliatutto, «Panorama», 13 ottobre 1980, ora in Come in uno specchio cit., p.142. Come ogni ironista distacca, allontana da sé il problema che non vuole affrontare, evita patetismi e commozioni, ma la consapevolezza della malattia è evidente e il senso della morte domina l’intervista. [ menù ], 4 Un primo tentativo di ricostruzione della vita e della vita scenica dell’attrice emerge dai saggi di A. T. Ossani (Sguardi intrecci segni .Valeria Moriconi nel teatro italiano del Novecento) e di F. Cecchini, Sulla scena della comunicazione. Umiltà che si riconosce nel sottostare alla volontà registica, cercando di coglierne le intenzioni e di realizzarle negando ogni forma di dilettantismo. She was very young when she acted in an art company, but the success came with the movies "Gli Italiani si voltano" and "La Spiaggia". Si fa finta che sia pesante, altrimenti non è teatro 69. Con la maturità questa consapevolezza si è espressa non solo nell’arte della recitazione, ma si è accompagnata ad una indagine mirata a salvaguardare la natura del teatro pensato, alla Enriquez, come ad una realtà culturale insieme élitaria e di massa, rivolta soprattutto ai giovani dove la peculiarità del mestiere veniva collegata alla realtà storico-sociale in cui l’attore si trovava ad operare. Ama l’amicizia, un sentimento molto maschile 58. She won the Golden Grolla award for "Le soldatesse". La cultura di Enriquez, la sua attenzione alle novità della scena europea, l’entusiasmo che sa trasmettere ai compagni maturano la donna prima ancora che l’attrice Moriconi che avverte il proprio «analfabetismo teatrale» e si dispone con impegno ad apprendere, inizia a scegliere, mira ad offrire le proprie interpretazioni ad un pubblico élitario di massa come più volte ripete nelle interviste. ARDEN OF FEVERSHAM DIREZIONE ARTISTICA GRUPPO DELLA ROCCA, 1981/1982 Sembrano mancare idee nuove, orbite imprevedibili nella drammaturgia italiana o ruoli consoni alla sua maturità professionale. Il grande amoreèera il teatro. […] Troppe erbacce soffocano le buone piante nel giardino del teatro. [ menù ], 11 M .Serini, Valeria Moriconi a Milano s’è accorta di essere ormai un’attrice arrivata, «L’Espresso», 6 maggio 1962, ora in Come in uno specchio cit., p. 88. Bene… Allora la prendi per mano mentre le altre si dileguano o ti aspettano ancora. Indirettamente esso si delinea, oltre che nei saggi introduttivi al volume Come uno specchio 4 (che le ha dedicato il Centro Attività Teatrali Valeria Moriconi), anche nelle interviste ivi raccolte che, mentre ci restituiscono l’appassionata visione di cinquant’anni di teatro italiano attraverso il suo sguardo, testimone e critico insieme, si fanno luogo di una involontaria autobiografia. Può vivere ancora, «Il Giornale», 26 settembre 1986, ora in Come in uno specchio cit., p. 194. CONFESSIONI Regia WALTER MANFRE’ TAORMINA ARTE, 1993/1994 } Ricordo qui solo la interpretazione di Caterina nella Bisbetica domata, di Mirandolina nella Locandiera, e una straordinaria Medea, che Giorgio Prosperi così presentava: Su uno sfondo scenico chiaramente firmato Luzzati si scatena la forza scenica di Valeria Moriconi in una interpretazione temperamentale di sicurissimo effetto, vuoi come prestanza fisica, vuoi come capacità di immedesimazione. Elargisce denaro così, alla cieca, quasi volesse mettersi la coscienza in pace. Filumena Marturano. La comunicazione tende spesso a farsi provocazione contro «un paese senza memoria, in cui è fallito tutto» 60. Occorre allora non solo possedere «l’arte del teatro, ma anche l’arte di essere un attore di teatro, l’orgoglio e lo stile del vivere che deve avere chi ha fatto questa scelta» 2. [ menù ], 41 C. Nicoletto, Filumena Marturano, «Il Mattino», 30 gennaio 1988, ora in Come in uno specchio cit., p. 211. pensando proprio all’attuale situazione teatrale italiana, grigia e faticosa, priva di stimoli, dove le proposte sembrano le fotocopie di quelle degli anni precedenti. Un triestino come De Francovich e una marchigiana come la Moriconi hanno saputo vincere la partita, accompagnati in questo anche da scelte registiche che hanno creato un’atmosfera astratta, sospesa meno napoletana verace e tanto più universale: Davanti a noi c’erano tre possibilità: tradurre in italiano, italianizzare il dialetto mantenendo il suo accento, lasciare tutto com’è. Parlando con Luciano Rispoli delle qualità necessarie ad un attore la Moriconi, oltre a ricordare doti quali l’intelligenza, la creatività, la sensibilità, il carattere, la cialtroneria che è senso del professionismo, segnala appunto l’arroganza, la faccia tosta conseguente alla consapevolezza del proprio valore e alla convinzione di avere scelto il solo mestiere che si voleva fare nella vita. L’essenza del personaggio insomma viene ad essere il portato di uno scavo in profondità anche sul sé dell’attore che restituisce in gesti, parole, movimenti, sguardi, sostanze, una creazione interiore: «I copioni che recito li aggiusto su me stessa in scena. L’attrice ritorna spesso, nelle interviste, sulla censura di Arialda dando letture diverse negli anni di quell’incresciosa incomprensione del testo di Testori e della regia di Visconti da parte della magistratura. Questo intervento dunque nasce, diciamolo subito, nella convinzione che la Moriconi non sia stata solo l’attrice per eccellenza del teatro italiano, l’attrice di vecchia e nuova scuola che ha rinnovato la tradizione, l’attrice istintiva portata alla scena da doti naturali, l’attrice che nel corso della sua lunga strepitosa carriera ha modificato i propri strumenti recitativi, le innate risorse, la tecnica, le scelte, l’attrice che come pochi altri ha saputo intrattenere col pubblico un colloquio duraturo e gratificante sempre, amandolo, sorprendendolo, spiazzandolo anche.

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